JK Rowling transfobica: chi sono le femministe terf

Isa Borrelli
6 min readJun 10, 2020

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JK Rowling, la scrittrice e creatrice di Harry Potter continua la sua serie di tweet trasnfobici.

Il dibattito nella comunità LGBT+ è ampio e animato, per questo cercherò di ricostruire in maniera semplice cosa è accaduto e il background della vicenda. Tutto inizia il 6 giugno con questo tweet:

“Persone con le mestruazioni” — twitta Rowling in commento a un articolo di Devex — “Sono sicura che esista una parola che definisca queste persone. Qualcuno mi aiuti” e poi giù con parole di fantasia che scimmiottano women.

Gli utenti giudicano il tweet come transfobico, perché di fatto J.K. Rowling sta dicendo che che le donne sono unicamente coloro che hanno le mestruazioni.

Su questo vorrei fare un piccolo inciso come femminista intersezionale: identificare nel genere femminile solo chi possiede capacità riproduttive, secondo me non è solo potenzialmente transfobico ma anche misogino. Molte donne biologiche — ovvero nate con attributi sessuali femminili — non posseggono capacità riproduttive e, inoltre, legare l’identità alla missione delle procreazione è quantomeno sminuente. Come se la propria dignità di donna consista nella capacità di rimanere incinta.

Alle accuse la scrittrice di Harry Potter replica con un tweet ancora più controverso dove afferma che “ha tanti amici trans”, “ama le persone trans”, ma:

Il punto della questione è la frase “cancellare il concetto di sesso”, che abbraccia riflessioni scientifiche e ideologiche.

Innanzitutto uno degli strumenti retorici delle femministe terf (chi sono lo vediamo bene dopo) è parlare di sesso e non di identità di genere. Tuttavia è l’identità di genere che configura un’attrazione omosessuale o una eterosessuale, ad esempio. Questo perché la concezione di caratteri sessuali (maschili o femminili) è anche scientificamente ritenuto inesatto, poichè la natura dispone di ben altre combinazioni oltre i caratteri XX e XY.

In secondo luogo, è chiaro che le persone trasngender — a cui lei si rivolge come interlocutori diretti — non chiedono la cancellazione dei concetti quali attributi sessuali o genere, ma una loro rappresentazione inclusiva anche nella cultura mainstream.

J. K. Rowling pubblica sul suo sito un lungo post per spiegare le sue ragioni, un articolo che riprende la retorica anti-trans “sex is real”, utilizzando lo strumento identitario del sesso per parlare invece di identità.

Il pezzo pubblicato non si focalizza solo sulla mera questione, ma lega le sue ragioni a eventi personali come alla sua preoccupazione per l’odio online, le sue azioni filantrope a supporto delle donne e gli abusi subiti in passato.

Il passaggio del testo più controverso è quello dove la scrittrice unisce il dato dell’incremento delle persone che richiedono di intraprendere un percorso di transizione, alla sua opinione secondo cui questo avverrebbe per ragioni di “moda” e a ricordi suoi d’infanzia. Indicando a supporto della tesi lettere di genitori preoccupati che ha ricevuto, oppure dati di associazioni secondo cui all’interno di stessi gruppi adolescenziali ci sono più persone non binarie. Sorvolando sui ricordi e opinioni personali della Rowling, i dato da lei manipolati sono chiaramente spiegabili: in un’epoca di maggiore tolleranza e consapevolezza, ci si può aspettare più coming out, così come è comprensibile perché le persone tendano a frequentarne di simili a loro.

Chi sono le femministe terf

La scrittrice britannica non è comunque nuova nè all’uso improprio di Twitter, né alle dichiarazione transfobiche.

Ha più volte ritwittato e sostenuto dichiarazioni che descrivevano le persone trasngender come “men dressed like women” e ha più volte richiamato e diffuso la retorica del “sex is real” come strumento per attaccare identità di genere non binarie o persone in transizione.

La cosa che ha destabilizzato maggiormente i fan della scrittrice best-seller è che J. K. Rowling descrive sé stessa come una femminista. La questione delle femministe terf — ovvero delle femministe che non riconoscono come titolari della causa le donne trans — è un fatto tutt’altro che isolato.

Cosa vuol dire terf? Trans-exclusionary radical feminist.

In Inghilterra il fenomeno è ugualmente diffuso nella cultura mainstream femminista, secondo quanto riportato da Katelyn Burns.

Molte femministe inglesi, in seguito all’ondata di disinformazione ai danni delle persone trans come risposta alla legge Self-ID del 2017 che agevolava loro la possibilità di cambiare i documenti, definiscono sé stesse come gender critical per far riferimento a istanze transfobiche.

L’ideologia Terf è stata sostenuta nella sua diffusione in UK attraverso i media di Rupert Murdoch e da the Times of London per anni. Qualsiasi risposta o opposizione alle istanze gender critical sono state bollate come un atto di ridurre al silenzio le donne, senza possibilità di replica né disponendo degli stessi spazi mediatici e pubblicitari.

Secondo Heron Greenesmith, ricercatore anziano del movimento gender-critical in UK, il pensiero terf in Inghilterra si origina da un retaggio dell’imperialismo britannico e dall’ondata di disinformazione scientifica degli ultimi anni. Infatti, secondo lo studioso, le femministe terf ricorrono dialetticamente alla strumentalizzazione della biologia, scollegandola dagli studi sociologici e psicologici necessari per approcciare a un tema come l’identità di genere.

The Washington Post, Copyright: Lindsey Wasson

“Le femministe terf pensano di avere la scienza dalla loro parte. È lampante quanto sia anti-scientifica la loro retorica, eppure letteralmente dicono: la biologia non è fanatismo. In effetti, la biologia è stata usata come strumento dei bigotti da quando la biologia è stata inventata”. (Greensmith)

Le recenti elezioni britanniche hanno scavato ulteriormente in questa direzione, dove più volte, nella retorica politica, i diritti delle persone trans sono stati definiti come hyper-woke product of a political left that has simply gone too far.

Se diverse star di Harry Potter come Emma Watson, Daniel Readcliff e Eddie Redmayne hanno dichiarato il loro supporto e riconoscimento alle persone trans, la questione delle femministe terf rimane un tema preoccupante all’interno di un movimento — quello femminista — di parità di diritti per i generi.

E in Italia?

In Italia abbiamo recentemente ascoltanto le dichiarazioni terf di Arcilesbica, che non riconoscono le donne trans come donne. Il dibattito recente nasce da una webinar organizzato dall’associazione Arcilesbica per lanciare la Declaration on Women’s Sex-Based Right.

“Si tratta di una dichiarazione femminista internazionale che richiede di mantenere la distinzione tra la nozione di sesso e quella di identità di genere nelle politiche delle pari opportunità”.

Le loro affermazioni hanno provocato una presa di distanza da parte di Arci e da molte associazioni LGBT+, e l’endorsement entusiasta dei gruppi pro-vita anti-abortisti. Paradossale ricevere l’endorsement di chi accusi per anni di voler limitare i diritti sul proprio corpo delle donne.

Arcilesbica non è nuova a posizioni transfobiche ed estremiste, come ad esempio le loro controverse posizioni sui diritti delle sex workers. Del resto si tratta, appunto, di una frangia che si autodefinisce come femminismo radicale.

Il dibattito tra sesso e genere come categoria dirimente non è nuovo nel movimento femminista, ed è quello che caratterizza ad esempio le femministe radicali e le femministe intersezionali. Le femministe intersezionali — di cui fa parte chi scrive- sono le femministe che concepiscono la questione della parità dei diritti delle donne come non slegabile dalle questioni di razza, religione, lgbt+, economiche etc.

foto di archivio della CGIL

Parte della questione delle femministe terf può risiedere, forse, nella definizione storiografica di lesbica in relazione a una sfera del femminismo radicale che è escludente non solo dei diritti trans, ma che non riconosce nemmeno le conseguenze del patriarcato ai danni degli uomini ad esempio.

Lesbica è un termine che è stata a lungo una parola politica oltre che espressione un orientamento sessuale.

Il movimento lesbico è infatti strettamete intrecciato alla storia del movimento femminista e trova nell’appartenenza a una categoria de facto molta della sua storia, come ad esempio il ricorrere nella simbologia femminista degli organi riproduttivi femminili.

Sul tema consiglio la riflessione di Pasionaria.

L’intersezionalità e le questioni di genere stanno evolvendo il movimento femminista e porteranno, forse, al disuso di alcuni elementi tradizionali non più adeguati a raccontare un movimento trasversale e inclusivo.

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Isa Borrelli

[they/them] strategist specialized in language. I am transfeminist and trans*